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	<title>NewsTech</title>
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	<description>Just another Fake is a Fake weblog</description>
	<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 17:54:31 +0000</pubDate>
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		<title>BlogBabel chiude tra le polemiche</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 17:54:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Sospeso temporaneamente il servizio di monitoraggio e di ranking della blogosfera italiana. Niente più classifiche, motore di ricerca e monitor delle conversazioni nei blog. Ma restano le accese discussioni.E alla fine avvenne la caduta. BlogBabel, il servizio di monitoraggio dei blog italiani più chiacchierato dell&#8217;ultimo anno, ha chiuso – temporaneamente, o forse no – i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sospeso temporaneamente il servizio di monitoraggio e di ranking della blogosfera italiana. Niente più classifiche, motore di ricerca e monitor delle conversazioni nei blog. Ma restano le accese discussioni.E alla fine avvenne la caduta. <a href="http://it.blogbabel.com/">BlogBabel</a>, il servizio di monitoraggio dei blog italiani più chiacchierato dell&#8217;ultimo anno, ha chiuso – temporaneamente, o forse no – i battenti, e la blogosfera si divide tra festa e lutto.</p>
<p>La storia della Babele dei blog è interamente basata sull&#8217;<strong>incomprensione</strong>. Molte lingue, molte visioni dei mondo, molti servizi e molti cambiamenti. In tutto questo tempo, nessuno si è mai preoccupato di ascoltare l&#8217;altro; curatori e utenti hanno viaggiato su binari paralleli a lungo, ignorandosi a vicenda, ma sempre all&#8217;insegna della facile polemica. La classifica ha monopolizzato il servizio fin da subito. E molti blogger con una mano scrivevano che snaturava il concetto di rete, mentre con l&#8217;altra mano linkavano altri blogger selezionati proprio per scalare l&#8217;ambita <em>top 100</em>.</p>
<p>Per alcuni, criticare la classifica è diventato chic, come i piccoli Vip che guardano con sufficienza le riviste patinate che costruiscono la loro fama. È vero, la classifica è sempre stata l&#8217;espediente per attirare interesse, mentre il valore del servizio stava da un&#8217;altra parte, cioè nel monitoraggio delle <strong>discussioni</strong>; ma presto si è trasformata in arma a doppio taglio. E il sogno segreto dei più astuti è diventato quello di scomparire per sempre da quella lista dei blogger, chiamando in causa perfino i diritti legati ai propri post. Un affronto inaccettabile per i creatori che ha dato il via alla sospensione del servizio. Senza preavviso e senza nemmeno tanti ragionamenti, il messaggio di sospensione campeggia sul sito: «Ci siamo stufati» dicono i blogger che quel servizio lo gestiscono, e per chiunque avesse qualcosa da ridire, può sempre andare a cercare gli altri blogger, quelli cattivi e polemici, e chiedere loro una spiegazione.</p>
<p><img src="http://newstech.altervista.org/images/Weblog.jpg" /><br />
Nato a luglio 2006 per mano di Ludovico Magnocavalllo, BlogBabel inizia ad avere rilievo solo a partire dalla fine dell&#8217;anno quando, sul Sole24Ore, viene pubblicata una doppia pagina con la mappa della blogosfera italiana. Le polemiche sono già in agguato, principalmente perché <strong>al servizio bisogna iscriversi </strong>e dunque quella stessa mappa è la rappresentazione grafica di un certo numero di siti registrati e non di un ipotetico universo. Fin da subito, al servizio di monitoraggio dei blog iscritti viene affiancata la <strong>classifica</strong>, ponderata e studiata tanto da far scendere Beppe Grillo al secondo posto e incoronare un altro reginetto della blogosfera nostrana.</p>
<p>Nel corso del 2007 viene aggiunto il <em>meme tracker</em>, cioè una funzione di monitoraggio che mette in evidenza le discussioni generate dai blog italiani iscritti al servizio, unicamente basandosi sui link in uscita. Immediatamente sorgono nuove <strong>polemiche</strong> dovute al meccanismo del servizio che fa emergere i contenuti che hanno più link, indipendentemente dal valore della discussione. Vengono così cambiati i parametri di BlogBabel, al fine di dare meno valore ai post che riportano in massa link ad altri blog, pratica che fa guadagnare posti in classifica. Ovviamente non tutti sono d&#8217;accordo, e scatta la <strong>polemica</strong>. Anche i siti creati su <a href="http://www.tumblr.com/">Tumblr</a> – servizio di microblogging – entrano nel database di BlogBabel. E aumenta il battibecco: la facilità di ripubblicare citazioni o contenuti di atri blog è per alcuni un valido motivo per ritenere i tumblr come fattori inquinanti che non fanno emergere le discussioni interessanti. Durante gli ultimi mesi, sono stati introdotti nuovi sistemi per tracciare i contenuti, come la mappa con i post geolocalizzati o i libri e i video del giorno; ma questi servizi non hanno attirato il giusto interesse.</p>
<p>Improvvisamente, da servizio web, BlogBabel si è rimpicciolito fino a diventare un giocattolo vittima degli eventi. E mentre il valore viene sospeso, restano le <strong>polemiche</strong>.</p>
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		<title>South Park va online&#8230;gratis</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 17:42:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli episodi del cartone più graffiante d&#8217;America sono disponibili online in streaming. I loro fan potranno vederli senza violare il copyright e senza pagare alcun abbonamento. Soddisfazione dei due autori della serie.Da oggi, sul nuovo sito del celebre cartoon satirico South Park, saranno disponibili in streaming tutti gli episodi delle dodici serie finora prodotte. Ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli episodi del cartone più graffiante d&#8217;America sono disponibili online in streaming. I loro fan potranno vederli senza violare il copyright e senza pagare alcun abbonamento. Soddisfazione dei due autori della serie.Da oggi, sul nuovo sito del celebre cartoon satirico <strong>South Park</strong>, saranno disponibili in streaming tutti gli episodi delle dodici serie finora prodotte. Ad annunciarlo sono i creatori del cartone animato, Matt Stone e Trey Parker, durante la presentazione del rinnovato portale ufficiale.</p>
<p><strong>Il nuovo sito<br />
</strong><a href="http://www.southparkstudios.com/">South Park Studios</a>, punto di riferimento per tutti gli appassionati della serie, è tornato online con importanti novità. Molte clip, simulazioni dei nuovi episodi, un software per costruire avatar e, sopratutto, la possibilità di vedere in streaming tutti gli episodi di South Park attualmente disponibili: ben dodici serie.</p>
<p><img src="http://www.visionpost.it/files/images/03252008132342.jpg" />La novità sta soprattutto nel fatto che la diffusione degli episodi su internet sarà, per la prima volta, legale. Le puntate del cartoon erano infatti già disponibili, in larga parte, sui network p2p come BitTorrent, ma il download era ovviamente illecito. Da oggi invece sarà possibile seguire le avventure dei quattro bambini più politicamente scorretti della tv direttamente sul sito, senza violare nessuna legge sul copyright e <strong>senza pagare nessun tipo di abbonamento.</strong></p>
<p>L&#8217;iniziativa è stata infatti sviluppata in collaborazione con Viacom, il conglomerato media proprietario di Comedy Central, il canale televisivo che distribuisce la serie (in Italia è disponibile su Sky).</p>
<p><strong> Un solo scopo: diffusione massima</strong><br />
I creatori del cartoon si sono sempre detti dispiaciuti che le puntate di South Park fossero disponibili su BitTorrent e YouTube, ma la preoccupazione non riguardava la spinosa e controversa questione del mancato rispetto dei diritti d&#8217;autore. Il rammarico era piuttosto causato dal fatto di dover costringere, nei fatti, tanti fan a commettere un atto illegale per poter vedere gli episodi del loro cartone preferito.A questo propostio <strong>Matt Stone</strong> <a href="http://www.boingboing.net/2008/03/24/new-south-park-site.html">ha dichiarato al sito Boing Boing</a>: &#8220;Siamo sempre stati felici che il nostro piccolo show potesse raggiungere il maggior numero possibile di persone nel mondo. Ma eravamo molto dispiaciuti che per vederlo i fan dovessero scaricarlo illegalmente&#8221;. Preoccupazione decisamente in controtendenza nel mondo dei produttori di contenuti media, attenti piuttosto a non perdersi i diritti nei meandri della rete.</p>
<p>&#8220;Il nuovo sito - continua Stone – è stato pensato per dare <strong>un&#8217;alternativa legale </strong>a tutti coloro che vogliono vedere e scaricare le puntate di South Park. Tanto più che la Comedy Central ha contratti molto complicati con alcune società di distribuzione locali e quindi la diffusione dello show sulla tv via cavo ha avuto qualche problema. Noi speriamo, con quest&#8217; iniziativa, di rendere disponibili le puntate di South Park in ogni parte del mondo&#8221;.</p>
<p>Certo è che South Park Studios diventerà una tappa obbligata per tutti i fan del cartoon più sarcastico e impietoso mai apparso in televisione.</p>
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		<title>Google nell&#8217;occhio del ciclone</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 17:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>newstech</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Wi-Fi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mountain View punta alle frequenze tv inutilizzate e le chiede alla Fcc. Se non ci saranno problemi, la nuova rete wireless potrebbe arrivare entro la fine del prossimo anno e trasferire gigabit di dati al secondo da cellulari e device mobili.Non bastano le fibre ottiche e il WiFi: per Google l&#8217;internet è ovunque, persino nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mountain View punta alle frequenze tv inutilizzate e le chiede alla Fcc. Se non ci saranno problemi, la nuova rete wireless potrebbe arrivare entro la fine del prossimo anno e trasferire gigabit di dati al secondo da cellulari e device mobili.Non bastano le fibre ottiche e il WiFi: per Google l&#8217;internet è ovunque, persino nella tv. In una lettera inviata alla <strong>Federal Communications Commission</strong>, il colosso di Mountain View dichiara il proprio interesse circa le frequenze televisive non utilizzate e aspira ad allargare il proprio <a href="http://www.nytimes.com/2008/03/25/business/media/25google.html?_r=1&amp;ex=1364184000&amp;en=88f505a009cf3650&amp;ei=5088&amp;partner=rssnyt&amp;emc=rss&amp;oref=slogin">territorio di dominio</a>, complice anche il fallimento della gara per le frequenze a 700 MHz. Ma questa mossa <a href="http://www.techcrunch.com/2008/03/24/google-throws-another-wireless-ball-in-the-air-wifi-20/">non piace proprio a tutti</a>.</p>
<p><img src="http://www.visionpost.it/files/images/06112007165436.jpg" />Sotto la lente c&#8217;è il cosiddetto <em>white space</em> (canali bianchi), cioè quelle frequenze inutilizzate dello spettro che separano due diversi utilizzi come la televisione e i microfoni, per esempio. In questo momento, solo il <strong>5 per cento </strong>del white space è utilizzato: uno spreco, secondo Richard Whitt, avvocato di Google. L&#8217;obiettivo dell&#8217;azienda di Mountain View – e con essa anche di Microsoft – è di sfruttare commercialmente proprio quella banda per una connessione internet a banda larga e senza fili, ideale per le connessioni di apparecchi in mobilità.<br />
Per Google la banda wireless si traduce in una <strong>duplice opportunità</strong>: da un lato la diffusione del web significa un aumento di pubblicità e di guadagni, ma dall&#8217;altro l&#8217;incremento di connessione mobile è essenziale per la diffusione di cellulari che prossimamente saranno dotati del sistema operativo Android, promosso proprio dai laboratori di Mountain View.</p>
<p>Già da alcuni mesi <a href="http://newstech.altervista.org/news.php?readmore=1682">si effettuano test</a> per garantire la pulizia del segnale, evitando così ogni possibilità di interferenza; inoltre, è stata fondata la <strong>White Spaces Coalition</strong>, un gruppo composto da otto potenze tecnologiche che vogliono una fetta di questa grossa torta: Microsoft, Google, Dell, HP, Intel, Philips, Earthlink e Samsung. Ora però la grande G rilancia e parla di WiFi 2.0, una rete in grado di trasportare alcuni gigabit per secondo. Se non verranno trovati difetti di interferenza con gli altri segnali, il progetto di Google potrebbe iniziare dal prossimo anno.<br />
Ma non solo negli Usa la questione della banda larga mobile non trova una soluzione; l&#8217;Australia si dichiara insoddisfatta del WiMax e cerca altre strade per portare la connettività mobile mentre il principale operatore dichiara: «Il WiMax? <strong>Un disastro</strong>, <a href="http://www.commsday.com/node/228">ha fallito miseramente</a>».</p>
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		<title>YouTube Video Awards 2008</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>newstech</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali sono i video più belli del 2007? Arrivano oggi i vincitori della seconda edizione degli YouTube Video Awards. Quest&#8217;anno le categorie premiabili sono state 12 e fra i vincitori un video politico che si scaglia contro lo scontro fra culture e un bimbo dalla risata contagiosa.YouTube è talmente popolare che ha persino le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono i video più belli del 2007? Arrivano oggi i vincitori della seconda edizione degli YouTube Video Awards. Quest&#8217;anno le categorie premiabili sono state 12 e fra i vincitori un video politico che si scaglia contro lo scontro fra culture e un bimbo dalla risata contagiosa.YouTube è talmente popolare che ha persino le sue premiazioni, gli <strong>YouTube Video Awards</strong>. Quest&#8217;anno siamo alla seconda edizione e le categorie sono aumentate, salendo a 12. I video più curiosi, divertenti o artistici vincono le luci della ribalta. La giuria, come per ogni sito social che si rispetti, è stata popolare. Il trionfo dei corti fatti in casa – ma significativi e a volte sorprendenti – più belli del 2007, è stato accompagnato da lunghe settimane di votazioni. Nella fase finale, 5 filmati per ogni categoria si sono contesi il podio.</p>
<p>I video vincitori sono raccolti ora su una <a href="http://it.youtube.com/ytawards07winners">pagina</a> del sito creata per l&#8217;occasione. <strong>I temi</strong> sono tanti, dalla politica allo sport, dalla creatività all&#8217;istruzione. Di certo fra i più divertenti c&#8217;è il video che ha vinto il primo premio per la categoria <strong>&#8220;Adorabile&#8221;</strong>: gli habitué di YouTube sicuramente lo conosceranno da tempo; si tratta di un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cXXm696UbKY">bimbo che ride</a> a crepapelle giocando con dei semplici pezzi di carta e che metterebbe di buon umore anche i più aridi pessimisti. Come dimenticare invece quel rompicapo che è il cubo di Rubick e il classico mal di testa collaterale? Nessuno, in special modo dopo aver visto il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HsQIoPyfQzM">video premiato</a> per la categoria <strong>&#8220;Istruttivo&#8221;</strong>, che contiene una lunga spiegazione dei segreti del cubetto a colori, con tanto di dimostrazione pratica.</p>
<p><img src="http://newstech.altervista.org/images/world_in_action.png" />Degno di nota un bel <a href="http://youtube.com/watch?v=WWyJJQbFago">filmato vincitore</a> della categoria <strong>&#8220;Politica&#8221;</strong>. Una specie di piccolo saggio che si racconta visivamente e propone un&#8217;idea: basta con lo scontro di civiltà. Un susseguirsi di suggestive immagini accompagnate da parti testuali che mettono a confronto esseri umani di diverse parti del mondo, così simili eppure così divisi. «Chi vive in baracca, chi suda il salario, chi ama l&#8217;amore, chi tira al bersaglio, chi sogna la gloria, chi ha scarsa memoria&#8230;». Così Rino Gaetano celebrava la vita e in modo simile questo video inizia snocciolando, invece che parole, categorie di persone icone dei nostri tempi con soluzioni visive che mettono a nudo l&#8217;interscambiabilità dei sentimenti, delle reazioni e delle paure che guidano il comportamento umano nell&#8217;approccio con la diversità culturale. Una donna in burqa affiancata a una modella che vince un concorso di bellezza. La prima strumentalizzata, la seconda liberata. Ma se così non fosse? Basta spostare le etichette per chiedersi quale delle due donne sia davvero quella libera.</p>
<p>Anche la natura trionfa, nella categoria <strong>&#8220;Testimoni oculari&#8221;</strong>. Si tratta di una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LU8DDYz68kM">ripresa selvaggia</a> e cruda: uno spettacolare scenario naturale in cui un gruppo di fieri leoni prima caccia un bufalo e poi combatte contro alcuni coccodrilli per non condividerne la carcassa faticosamente conquistata per la lotta alla sopravvivenza. Ma, colpo di scena, il branco di bufali serra le proprie fila e si ribella, finendo per mettere in fuga i cacciatori.</p>
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		<title>British Telecom come Vodafone</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:31:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Second Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Bt imita Vodafone e lancia un nuovo servizio dedicato a Second Life: si chiama Avatalk ed è una piattaforma per il VoIP che permette a chi è fuori da SL di chiamare chi è dentro e viceversa. Ci sarà anche un mese di prova gratuita, a partire dal 26 marzo.Chioma bionda, pelle chiara, corpo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bt imita Vodafone e lancia un nuovo servizio dedicato a Second Life: si chiama Avatalk ed è una piattaforma per il VoIP che permette a chi è fuori da SL di chiamare chi è dentro e viceversa. Ci sarà anche un mese di prova gratuita, a partire dal 26 marzo.Chioma bionda, pelle chiara, corpo di donna, orecchie di gatta e coda irrequieta. Aerin passeggia impaziente in Idearium, una sim italiana fatta di spazi per l&#8217;incontro, spunti per mostre artistiche, luoghi in cui accogliere opere d&#8217;arte. Fra un quadro parlante e uno scoiattolo che le fa compagnia, si accorge di sentire l&#8217;urgenza del suo vampiro, un avatar dalla pelle color del latte e dagli occhi dipinti di nero. Ma lui non c&#8217;è. Si guarda intorno e vede una cabina telefonica rossa, all&#8217;inglese. Ma dov&#8217;era prima? Non se n&#8217;era mai accorta!</p>
<p><img src="http://www.visionpost.it/files/images/03212008125126.jpg" />Aerin è un avatar di Second Life e quella che ha di fronte è una delle cabine portate nel metaverso dal <strong>carrier BT</strong>, che <a href="http://newstech.altervista.org/news.php?readmore=1211">seguendo le orme di Vodafone</a> si prepara a lanciare il 26 marzo <strong>Avatalk</strong>, un servizio VoIP grazie al quale i residenti della seconda vita potranno telefonare o mandare sms ai propri affezionati buddies anche senza essere presenti in-world. E viceversa.</p>
<p>Così Aerin si avvicina incuriosita e si immerge nelle istruzioni. Impara che è possibile inserire e chiamare il proprio contatto preferito senza conoscerne il numero - basta che quest&#8217;ultimo abbia aderito al servizio - e che si possono anche inviare sms. Aerin non sta più nei suoi pixel e decide di dare un&#8217;occhiata all&#8217;elenco telefonico. Trova il suo vampiro. Pochi click e il VoiP dona le gioie della voce del non morto, che in borghese è magari nel suo <em>real</em> lavoro.</p>
<p>Ma può presentarsi anche la situazione capovolta. Il vampiro in borghese vuole la sua Aerin, tamburella nervosamente le dita sulla scrivania del suo ufficio e infine va sul sito di Second Life per scoprire se è online. C&#8217;è! Lui non ha il suo numero ma Bt gli ha inviato sul cellulare un collegamento all&#8217;account di lei. Subito può prendere il telefono e chiamare o messaggiare la ragazza. In pochi secondi il gioco è fatto.</p>
<p>Da questo momento in poi Aerin può anche non andare in cerca di una cabina. Le basterà indossare una sorta di cellulare di pixel, ovvero un hud (Heads-Up Display: un display in sovrimpressione sul quale sono visualizzate informazioni e comandi) e ovunque essa sia, in cima a un vulcano oppure nel fondo del mare virtuale, può far partire la chiamata. E rendere così un po&#8217; più tangibile quell&#8217;intreccio sempre più fitto fra immagini mentali realistiche e virtuali che a molti può sembrare incredibile ma che è invece consueto per quanti popolano questi mondi. Un intreccio che viene annusato e poi sfruttato dal <strong>business della telefonia via internet</strong>.</p>
<p>Tutte le organizzazioni interessate a ospitare Avatalk possono rivolgersi a Bt che, grazie alla piattaforma Web21C, darà vita a questo servizio, installando cabine telefoniche in giro per le terre del secondo mondo e offrendo l&#8217;occasione di <strong>sperimentarlo gratuitamente</strong>: 10 chiamate in qualsiasi angolo della terra e 10 sms sono in regalo, racconta <a href="http://networks.silicon.com/webwatch/0,39024876,39170429,00.htm?r=1">Silicon Valley</a>. Hanno già entusiasticamente aderito al progetto le terre di Idearium, Italy Island Resort, Nuova Sicilia, Style Magazine e Venice Italy.</p>
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		<title>Cambiare è possibile</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>newstech</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica online]]></category>

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		<description><![CDATA[Lawrence Lessig non si candiderà al Congresso, ma vuole cambiarne comunque le regole con una nuova iniziativa. La piattaforma del progetto sarà il sito &#8220;Change Congress&#8221;. E dietro ci sono i buoni consigli di Joe Trippi.Niente politica, non direttamente quantomeno, per Lawrence Lessig, professore di diritto costituzionale di Standford e creatore delle licenze Creative Commons, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lawrence Lessig non si candiderà al Congresso, ma vuole cambiarne comunque le regole con una nuova iniziativa. La piattaforma del progetto sarà il sito &#8220;Change Congress&#8221;. E dietro ci sono i buoni consigli di Joe Trippi.Niente politica, non direttamente quantomeno, per Lawrence Lessig, professore di diritto costituzionale di Standford e creatore delle licenze Creative Commons, che però <a href="http://www.news.com/8301-10784_3-9899828-7.html?tag=nefd.lede">non rinuncia</a> alla voglia di impegnarsi per cambiare il mondo. L&#8217;ultima iniziativa del paladino delle libertà digitali è <a href="http://change-congress.org/">Change Congress</a>, <strong>un progetto bipartisan</strong> con tre scopi ben precisi: rinunciare ai contributi elettorali delle lobbies; bandire i finanziamenti pubblici a favore di specifiche organizzazioni; riformare il sistema di finanziamento pubblico dei partiti e dei candidati.</p>
<p><a href="http://blog.wired.com/27bstroke6/images/2008/03/20/lessig_630x.jpg"><img src="http://blog.wired.com/27bstroke6/images/2008/03/20/lessig_630x.jpg" /></a>In poche parole il professor Lessig vuole <strong>ridimensionare il ruolo del denaro</strong> all&#8217;interno della politica, compito ambizioso e decisamente difficile, ma attuabile, secondo l&#8217;idealista esperto di libertà digitali. Dunque l&#8217;avvocato di Standford accantona per il momento la sua campagna a favore di un diritto sostenibile e annuncia che è sfumata <a href="http://draftlessig.org/2008/02/25/lessig-no-to-running-for-congress-yes-to-changing-congress/">la sua candidatura politica</a>: &#8220;troppo poco tempo per provare a ricoprire il posto vacante al Congresso lasciato dalla morte di Tom Lantos (unico sopravvissuto all&#8217;Olocausto eletto al Congresso) e, di questi tempi, un insuccesso elettorale rischierebbe di vanificare tante vittorie culturali&#8221;.</p>
<p>Ma si tratta di un abbandono più apparente che reale, dietro il quale c&#8217;è probabilmente il desiderio di portare avanti le stesse cause, ma <strong>prendendo di mira le lobbies </strong>e i colossi del business, che continuano a esercitare forti pressioni sulla legislazione a stelle e strisce. Il ruolo delle major e il sistema delle porte girevoli va cambiato, sostiene Lessig, e per portare avanti il cambiamento chiederà l&#8217;aiuto della tecnologia e di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joe_Trippi">Joe Trippi</a>, manager della campagna online di Howard Dean, inventore del blog politico, convinto sostenitore del fatto che il web possa influenzare la governance e simpatizzante della politica &#8220;dal basso&#8221;.</p>
<p>La webzine Wired, <a href="http://blog.wired.com/27bstroke6/2008/03/stanford-law-pr.html">nel dare la notizia</a>, lo definisce un approccio alla Wikipedia, riferendosi a un sistema possibile e perseguibile in cui non necessariamente tutto passa attraverso i soldi, e infatti Lessig sta pensando di utilizzare l&#8217;impegno spontaneo e volontario dei cittadini per il suo <strong>Change Congress</strong>, in piena logica wiki. Lo stesso Lessig, <a href="http://www.huffingtonpost.com/lawrence-lessig/fix-congress-first_b_92456.html?view=print">nell&#8217;Huffington Post</a>, spiega come si snoderà il progetto, avvalendosi anche di una <em>Google map</em> che evidenzi le zone repubblicane e quelle democratiche nel territorio americano, mostrando anche la mappa del potere monetario e orientando l&#8217;impegno di ogni volontario verso il distretto di competenza.</p>
<p><a href="http://lessig08.org/">Le idee</a> sono molte, per il momento ancora <em>in fieri</em>, ma come al solito Lawrence Lessig dimostra di credere nel profondo che <strong>un altro mondo è possibile</strong>. Il sito, ancora in versione beta, si occuperà di riscaldamento globale, della guerra in Iraq, di istruzione e di molto altro, nel tentativo di costruire un supporto per le riforme di base e mettere insieme tutti quanti rigettano un sistema che dipenda esclusivamente dal denaro.</p>
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		<title>Il riciclo tecnologico</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>newstech</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Denuncia]]></category>

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		<description><![CDATA[La responsabilità del riciclo dei rifiuti elettronici passa dai Comuni alle aziende e agli esercizi commerciali, ma la gestione resta tormentata. E il consumatore paga un eco-contributo che non viene adeguatamente utilizzato. La denuncia di AltroconsumoOgni italiano produce 14 kg di spazzatura elettronica l&#8217;anno. Secondo i dati dell&#8217;Apat, l&#8217;agenzia governativa che si occupa della protezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La responsabilità del riciclo dei rifiuti elettronici passa dai Comuni alle aziende e agli esercizi commerciali, ma la gestione resta tormentata. E il consumatore paga un eco-contributo che non viene adeguatamente utilizzato. La denuncia di AltroconsumoOgni italiano produce 14 kg di spazzatura elettronica l&#8217;anno. Secondo i dati dell&#8217;Apat, l&#8217;agenzia governativa che si occupa della protezione dell&#8217;ambiente, attualmente si riesce a raccoglierne solo 1,8 kg per abitante. Non si ha alcuna notizia, invece, dei restanti 12 chilogrammi: finiscono nei cassetti e nelle cantine? Vengono inceneriti insieme ai rifiuti indifferenziati? Oppure sono spediti sottobanco in Cina e in Africa? Non dobbiamo stupirci se, tra i 100 mila computer che ogni mese sbarcano a Lagos, gli attivisti di <em>Basel Action Network</em> hanno ritrovato anche macchine provenienti dall&#8217;Italia. Fino ad ora la gestione dei rifiuti tecnologici spettava comuni che, in teoria (ma molto in teoria) dovevano preoccuparsi di predisporre appositi cassonetti nelle eco-piazzole della raccolta differenziata. Fatto sta che su questo fronte non c&#8217;è mai stato un serio impegno, e i numeri dell&#8217;Apat parlano chiaro. Ma dallo scorso 20 novembre, almeno sulla carta, le cose sono cambiate: in Italia è entrato in vigore il <strong>decreto RAEE</strong> che, dopo anni di fasi transitorie e decreti milleproroghe, recepisce la normativa europea in materia.</p>
<p>L<img src="http://www.visionpost.it/files/images/03212008100431.jpg" />a direttiva RAEE impone una rivoluzione radicale nella gestione dei rifiuti di apparecchiature elettroniche, introducendo il principio del <strong>«chi inquina paga»</strong>. In questo modo la palla passa dai comuni alle aziende produttrici, che sono tenute ad organizzarsi in consorzi e a finanziare l&#8217;intero ciclo di recupero. I prodotti obsoleti potranno essere depositati presso i normali punti-raccolta (ammesso che ci siano nella vostra città), ma del ritiro e dello smaltimento dovranno occuparsi i nuovi consorzi. La vera novità è però un&#8217;altra: quando si acquista un nuovo apparecchio, i negozi sono obbligati a ritirare l&#8217;usato secondo il principio di scambio 1 a 1. E cioè se si compra un pc, si potrà consegnare anche il vecchio computer. Se il negoziante si rifiuta, sono previste sanzioni amministrative dai 150 ai 400 euro.<br />
Il servizio di ritiro <strong>in parte lo stiamo finanziando anche di tasca nostra</strong>, attraverso il cosiddetto &#8220;eco-contributo&#8221; imposto su ogni nuovo prodotto elettronico acquistato. In media si tratta di 5 euro per una lavatrice, 3,5 euro per un televisore, 20 centesimi per una stampante, 5 centesimi per un lettore mp3. Nelle intenzioni del legislatore, questo sistema di responsabilità condivise dovrebbe portare a recuperare ben 4 Kg di rifiuti elettronici per abitante entro la fine del 2008. E, al tempo stesso, incentivare i colossi dell&#8217;elettronica alla produzione di apparecchi più facili da riciclare, cosa che in piccola parte sta già avvenendo. Fin qui il quadro normativo a cui, ovviamente, non sta affatto corrispondendo un&#8217;adeguata applicazione. Non tutti gli esercizi commerciali si sono dotati per tempo di spazi per la raccolta del RAEE.</p>
<p>E così c&#8217;è stata <strong>un&#8217;ulteriore proroga</strong> della norma per la consegna nei negozi, che per il momento resta facoltativa. Allo stesso tempo, non sono state promosse campagne di comunicazione efficaci per informare sulle nuove disposizioni, mentre un po&#8217; tutte le aziende si sono premurate di applicare da subito l&#8217;eco-balzello. «Come al solito - denuncia l&#8217;associazione Altroconsumo - produttori, distributori e il governo stesso fanno i loro comodi, mentre i consumatori stanno già pagando per un servizio la cui entrata in vigore continua a slittare». Altra complicazione: come si fa a restituire un apparecchio usato in caso di acquisto online? «La soluzione più praticabile - spiegano gli esperti di Altroconsumo - sembra essere la consegna a una piazzola ecologica, con il paradosso però di pagare l&#8217;eco-contributo sul prodotto nuovo per un servizio di ritiro dell&#8217;usato che non è fruibile».</p>
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		<title>Gli eroi del green-tech</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>newstech</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato il rapporto annuale dell&#8217;Università del Maryland che sottolinea una crescita del green tech: le aziende investono sempre di più nell&#8217;ambiente e agli utenti questo piace. Gli attivisti del nuovo millennio sono giovani e carismatici, grazie ai blog e alla rete.Il green tech, la tecnologia attenta all&#8217;ambiente, piace molto agli americani. Tanto da far ipotizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato il rapporto annuale dell&#8217;Università del Maryland che sottolinea una crescita del green tech: le aziende investono sempre di più nell&#8217;ambiente e agli utenti questo piace. Gli attivisti del nuovo millennio sono giovani e carismatici, grazie ai blog e alla rete.Il green tech, la tecnologia attenta all&#8217;ambiente, piace molto agli americani. Tanto da far ipotizzare per il 2008 un volume d&#8217;affari di circa 104 miliardi di dollari. La previsione arriva dall&#8217;indagine annuale <a href="http://www.rhsmith.umd.edu/ntrs/">National Technology Readiness Survey</a>, svolta dall&#8217;Università del Maryland.<br />
<img src="http://www.visionpost.it/files/images/03212008100431.jpg" /><strong>I numeri</strong><br />
Secondo quanto emerso dalla ricerca, l&#8217;81 per cento del campione si dichiara generalmente favorevole ad attività che preservino l&#8217;ambiente e il 71 per cento dice, di conseguenza, di essere interessato alla tecnologia ecologica. Anche le intenzioni di consumo, almeno dichiarate, vanno in questo senso: più della metà degli intervistati (il 68 per cento) preferisce comprare prodotti di marche attente alla salvaguardia dell&#8217;ambiente. Se non fosse che poi, ben il 72 per cento rivela di ritenere l&#8217;impegno ecologico delle aziende fittizio e finalizzato solo a strategie di marketing. Quanto alle potenzilità economiche del mercato &#8220;verde&#8221;, gli oltre cento miliardi previsti si riferiscono alle vendite di 11 diverse categorie di prodotti, ma più della metà del ricavato sarebbe da attribuirsi alle automobili anti-inquinamento, settore che esula dal concetto di hi-tech in senso stretto.</p>
<p><strong>Opinion leaders dell&#8217;ecologismo 2.0</strong><br />
Andando oltre il mero dato numerico, i ricercatori del Maryland hanno provato a descrivere le caratteristiche sociologiche dei tecno-ecologisti, delinenando due sottogruppi ben definiti.<br />
Il primo è costituito dai veri <strong>attivisti</strong> (una percentuale che si attesta intorno al 10 per cento), relativamente pochi ma ben organizzati e capaci di esercitare una certa influenza. Il secondo gruppo invece, molto più numeroso, è in qualche modo &#8220;<em>alle dipendenze</em>&#8221; del primo, nel senso che si fa coinvolgere dagli attivisti, ne segue le tendenze e ne accoglie le istanze sulla tecnologia pulita.<br />
Spesso questi green-tech leader svolgono un ruolo di riferimento e consiglio riguardo le novità del mercato tecnologico. Sono in grado, come gruppo, di orientare almeno in parte il consumo dell&#8217;hi-tech, e per questo diventano il bersaglio privilegiato degli esperti di marketing.<br />
Ma chi sono questi attivisti della tecnologia verde? Sono <strong>giovani</strong> e, sopratutto, grandi utilizzatori di internet. La rete è il luogo in cui costruiscono la loro capacità di influenza grazie agli strumenti tipici del web 2.0. Sui blog esprimono le loro opinioni creando processi di social networking molto forte intorno ai temi dell&#8217;eco-tecnologia. Questi nodi di aggregazione delle opinioni potrebbero rappresentare la chiave di volta per il prossimo futuro del mercato hi-tech.</p>
<p><strong>Non solo mercato</strong><br />
Ma la tecnologia ecologica non è solo un nuovo settore di mercato su cui si misureranno gli uomini del marketing. Vista l&#8217;enorme quantità di rifiuti elettronico-informatici che il mondo occidentale riesce a produrre, e i modi talvolta poco ortodossi <a href="http://newstech.altervista.org/news.php?readmore=1679">col quale se ne sbarazza</a>, potrebbe essere la soluzione ad una questione che, altrimenti, è destinata solo a peggiorare.</p>
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